Il Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano

  • Regione:   Toscana
  • In tanti sono concordi nel considerare l’area a cavallo tra la Toscana e l’Emilia Romagna la zona più bella di tutto il Centro-Italia.

    Stiamo parlando di una fetta di terra molto vasta, intorno al Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, dove il verde rigoglioso dei boschi e delle foreste si fonde con lo spettacolo offerto dai primi accenni di Maremma Toscana.

    Su una superficie complessiva di quasi 27.000 ettari, tra le province di Parma, Reggio Emilia, Massa Carrara e Lucca, e lungo la dorsale appenninica che attraversa le due regioni, il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano è stato istituito ufficialmente nel 2001 (è tra le quattro riserve statali più giovani) in seguito alla fusione di altrettanti parchi regionali.

    Il territorio del Parco comprende ben 16 comuni differenti ed inclusi nelle province sopraccitate: si va dai parmensi Corniglio e Monchio delle Corti ai carraresi Comano, Fivizzana e Licciana Nardi, fino ai lucchesi Giuncugnano e Villa Collemandina.

    Sotto il profilo ambientale e paesaggistico, gli elementi di maggior rilievo sono senza dubbio le vette, che si estendono maestose tra le varie regioni: la più importante è il Monte Cusna (2121 metri), seguito dal Monte Prado (2053 metri) e dall’Alpe di Succiso (2017 metri).

    Sebbene con i suoi 1041 metri non sia annoverabile tra le alture più imponenti, il Pietra di Bismantova rappresenta una delle più gettonate attrazioni del Parco, con le sue pareti rocciose che digradano nella valle del fiume Secchia.

    Basato su un’identità prevalentemente montana, il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano uno dei Parchi Nazionali d'Italia vanta comunque una discreta omogeneità dal punto di vista naturalistico: gli ambienti appenninici più irraggiungibili si alternano ai boschi, alle foreste e alle faggete che costeggiano i corsi d’acqua, mentre in altre zone si stagliano imponenti alcune tra le più belle cascate d’Italia, poi brughiere di piante di mirtillo, altipiani incontaminati e prati adibiti al pascolo.Insomma, qui è possibile toccare con mano la natura a 360 gradi.

    L’ubicazione del parco tra le fasce climatiche mediterranea e continentale lo rende l’habitat ideale per centinaia di specie vegetali ed animali: la flora locale ospita esemplari cari ai paesaggi alpini, glaciali, ma anche meridionali.

    Tra le specie endemiche degne di nota è impossibile non includere quelle che comunemente viene chiamata “Orecchia d’orso”, ma il cui nome botanico è Primula Appenninica. Questo fiore vive e si riproduce esclusivamente tra il Monte Orsaro e il Monte Vecchio, ad un’altitudine compresa tra i 1600 e i 2000 metri di altitudine, e vanta un primato speciale: è l’unica primula a fiore rosa di tutto l’Appennino settentrionale.

    Raggiungendo fasce altimetriche più importanti, il territorio del parco comincia a puntellarsi di boscaglie, e la vegetazione a basarsi sui castagneti e sulle specie care ai boschi di conifere: pino e abete bianco su tutte. Ma ciò che rende davvero unica la flora del parco è la presenza di alcune piante rarissime e protette, come il Silene di Svezia, il Carice puzzolente e il Senecione biancheggiante.

    La ragguardevole varietà degli ambienti che si stagliano entro i confini del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, offre a tantissimi animali la possibilità di vivere qui, godendo di condizioni ambientali favorevoli.

    Immancabile, trovandoci sulle vette appenniniche, è la presenza del lupo, rintracciabile praticamente su tutto l’arco della seconda catena italiana. Nei cieli della riserva sono poi molto frequenti avvistamenti di rapaci quali il falco pellegrino e l’aquila reale.

    Ad arricchire il patrimonio naturale e paesaggistico del parco contribuiscono alcuni centri di interesse storico e culturale. I borghi di Vallisnera, Groppo San Pietro, Cereggio e Gazzano sono soltanto alcune tra le testimonianze delle antiche origini degli insediamenti disseminati per il parco.

    Non mancano neppure i castelli e le rocche: da quello di Licciana Nardi a quello di Monti, fino al Castello di Malaspina a Filattiera.