Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

  • Regione:   Toscana
  • Nel cuore dell’appennino tosco-romagnolo, tra le province di Firenze, Arezzo, e Forlì Cesena, disseminato di boschi e foreste che custodiscono esemplari animali e vegetali interessanti e rappresentano uno dei paesaggi naturali più suggestivi dell’Italia centro-settentrionale, si estende il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.

    Popolato fin dall’antichità dagli Etruschi, che ai piedi del Falterona veneravano le proprie divinità, mentre in epoca moderna il legname delle foreste fu utilizzato per la costruzioni di edifici storici di valore, il Parco Nazionale è stato istituito ufficialmente nel 1993.

    Si estende su una superficie di 37.000 ettari ed è caratterizzato da una bassissima antropizzazione: fatta eccezione per alcuni decenni tra ‘600 e ‘700, qui la natura ha sempre regnato incontrastata, risentendo soltanto in parte dell’influenza umana.

    Sono più di 1300 gli esemplari che compongono la flora del parco, un numero che dipende soprattutto dalla presenza di ecosistemi forestali diversi: le Foreste Casentinesi sono tra quelle conservate meglio nel Vecchio continente, e la posizione geografica in cui si trovano consente loro di accogliere specie vegetali tipiche sia dell’Italia settentrionale, che di quella meridionale, sia care a paesaggi montani, che pianeggianti.

    Si va dagli abeti bianchi ai rododendri, passando per le felci, le orchidee e numerosissime specie fungine. Per passare in rassegna e sapere di più sulla varietà e sulle caratteristiche della natura vegetale del parco, è consigliabile una visita al Giardino Botanico di Valbonella.

    Se invece ci spostiamo a prendere in analisi la fauna del parco, il primo animale da menzionare è il lupo: entro i confini del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, uno dei Parchi Nazionali d'Italia, c’è la più alta concentrazione di lupi dell’Appennino settentrionale, in quanto se ne contano circa 50 esemplari.

    Se questo quadrupede vive così bene da queste parti, il merito è soprattutto della folta presenza di ungulati: più numerosi dei lupi, all’interno della riserva, sono cervi, camosci, daini, cinghiali e mufloni.

    Caratteristico del paesaggio appenninico, ma non solo, è anche il gatto selvatico, mentre nel novero delle specie volatili è necessario includere ben 139 razze differenti, tra cui alcune tipiche dei paesaggi montani, altre care addirittura alle zone mediterranee: è il caso dell’Occhiocotto e della Sterpazzolina.

    Più in alto, dove l’aria è più rarefatta e la presenza umana pressoché pari a zero, non mancano i rapaci come il falco gheppio, l’aquila reale, il gufo e il barbagianni.

    Oltre che dello spettacolo e della varietà dei paesaggi naturali, chi varca la soglia del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, può godere del fascino di tanti altri punti d’interesse.

    Meritevole di una visita è per esempio l’Eremo di Camaldoli, fondato nel 1012 da San Romualdo, che presso il laghetto locale soleva ritirarsi in preghiera.

    Presso il pascolo di San Paolo in Alpe, invece, durante la Seconda guerra mondiale si recarono gli Alleati per effettuare aviolanci, mentre tra le località che devono la loro fama alla letteratura, è impossibile non includere Poggio Scali, straordinario punto panoramico di cui il Petrarca disse: “Dalle sue punte si ponno ammirare i due mari che circondano l’Italia”.

    Ricorrente anche nella denominazione ufficiale del parco, Campigna è un piccolo centro urbano circondato dai faggi e dagli abeti delle foreste locali, ed appartenuto fino al 1861 all’Opera del Duomo di Firenze.

    Infatti, in età moderna il legname di Campigna fu utilizzato per la costruzione del Duomo del capoluogo toscano, ma anche per alcune navi di Livorno e Pisa.

    Oltre che dall’Eremo di Camaldoli, l’importanza ricoperta dal parco in ambito religioso è testimoniata anche dal Santuario della Verna, che nel 1213 il Conte Orlando Cattani di Chiusi donò a San Francesco d’Assisi come luogo di eremitaggio.